Capitolo 2 : i Java EE Containers: Prima Parte

By inviaggioconjava
I “thin-client multitiered applications” sono veramente “hard” da sviluppare.
Pertanto, lo scopo di rendere più “easy” la scrittura del codice per renderlo “reusable” è l’obiettivo dei componenti basati sulla platform di Java EE Architecture.
I “Container Services” sono interfacce tra un componente e il low-level specifico della platform.
Procedura:
  1. Prima che un “componente web”, o un “enterprise bean”, o un “application client” possano essere eseguiti, MUST assemblarli in un “Java EE module” e eseguirli all’interno del loro Container.
  2. Il “processo di assemblamento” si effettua specificando il “Container Setting” per ciascun componente della Java EE applicazione e per la Java EE applicazione stessa.

Un primo approccio ai Java EE Containers:

  1. I “Container Settings” personalizzano il supporto provvisto da Java EE Server, includendo servizi come il “Java EE security model” che consente allo sviluppatore di configurare un “web component” o un “enterprise bean” in modo tale che alle “system resources” possano avere accesso solo gli “authorized users”.
  2. Il secondo servizio è il “Java EE transaction model” che consente allo sviluppatore di specificare le relazioni tra metodi che costituiscano una singola transazione così che tutti i metodi in UNA transazione siano trattati come una “single unit”
  3. Il “JNDI (Java Naming and Directory Interface) lookup services” provvede ad una interfaccia unificata per molteplici “naming and directory services” con lo scopo che gli “application components” possano accedere a questi servizi
  4. Il “Java EE remote connectivity model” gestisce la comunicazione al low-level tra “clients” e “enterprise beans”. Dopo che un “enterprise bean” è stato creato, un “client” invoca i “methods” su esso
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